Sento di non essere adatta, nè a questa vita, nè a questo mondo.
Mi trovo in un momento in cui vorrei chiedere aiuto a chiunque, al passante che incrocio per strada, alla signora con cui condivido il viaggio in ascensore, al bambino che gioca al parco. Ma non ne sono capace. Non vedo scappatoie, perchè non ne esistono, per sottrarsi a questo 'male di vivere'.
Guardo al futuro e lo vedo vuoto e sterile.
Guardo al presente e vedo un'incapace.
Guardo al passato e vedo una serie infinita di occasioni perse.
Le occasioni che mi avrebbero potuto dare speranza oggi, e che non potrò più riavere.
Sento di essere arrivata troppo oltre per poter recuperare qualcosa, ed indietro non si può tornare.
Sento l'incapacità di non riuscire ad esprimere il male che porto dentro, in nessuna forma, neanche con la scrittura. E' come se fosse tutto intrappolato in una cassaforte chiusa dentro di cui ho perso la chiave.
Non so più decifrarmi, non so più misurare le lacrime che verso, per ricondurle ad un motivo che abbia senso.
Ho perso il controllo su ogni aspetto della mia vita, non riesco più a prendermi e a portarmi dove vorrei.
Sono un'inetta che sguazza nel proprio vittimismo, vittima di me stessa e nessun'altro, circondata da chi ha un'idea completamente distorta di me.
Barbara ha le idee chiare, sa dove vuole arrivare, sa quali mezzi deve sfruttare. Barbara è forte.
Barbara in realtà non ne può più. E l'unica chiarezza che ho in tutto ciò, e che non so più dove andare a sbattere, per acuire un dolore che non ha forma, nè perchè. Un dolore piatto e costante, che si insinua come una serpe dove non dovrebbe, che mi avvelena giorno dopo giorno, che mi porta a detestare chiunque, tutta quella marmaglia di individui che non capisce. Una massa indistinta di facce vicine e lontane che sono troppo ottuse, troppo diverse da me, troppo per potermi anche solo regalare un sorriso che valga qualcosa. La verità è che sento che nulla ha più valore, che le giornate sono tutte così ugualmente vuote, che il flusso del tempo è solo un'esorabile perdita di qualcosa che in ogni caso non ho mai posseduto.
Mi lascerei morire così.
lunedì 2 luglio 2012
mercoledì 14 marzo 2012
0.7
.. e puntualmente torni, perché in realtà, non te ne vai mai.
l'ultima volta eravamo a gennaio, il nuovo anno era iniziato da poco. m'hai fatto arrivare il cuore in gola .. nel cervello. quando la mattina del primo giorno di questo nuovo anno ho letto il tuo nome sul display di quel cellulare. c'ho messo un po' a rendermi conto che eri tu davvero. me ne hai dette di cose. quel genere di cose che non fanno smettere di sorridere. e di nuovo ci siamo visti. una giornata di quelle che volano.
sono uscita dal tuo letto e sono tornata nella mia vita.
gennaio
febbraio
marzo
tre mesi. due volte la buonanotte. tutto qui. e, stasera, eccoti. mi sconvolgi con la furia di un uragano. sei terribile, incomprensibile. come riesco ad annullarti così tanto bene quando non ci sei e, appena decidi che è il momento di rimettermi sotto sopra, io te lo lascio fare, perché non posso impedirtelo davvero in nessun modo. mi scrivi di me e di noi, come se davvero fosse importante. come se sul serio avessi lasciato il segno. mi tiri fuori i ricordi, e mi dici di quanto ti sia rimasta dentro. ogni volta di più, riesco a sorridere di meno, però. è nostalgia, è rassegnazione. è consapevolezza che le tue promesse sono sempre le stesse: ci rivedremo. dopo mesi torni, e mi ricordi di quel giuramento sospeso. ed io ti dico: okay, vediamoci.
quando vuoi tu.
tu. tu. tu.
solo tu.
stasera mi lasci con l'amaro in bocca.
stasera mi ricordi di quanto io sia in realtà sola.
stasera rendi le lenzuola gelide.
e
il cuscino
bagnato
l'ultima volta eravamo a gennaio, il nuovo anno era iniziato da poco. m'hai fatto arrivare il cuore in gola .. nel cervello. quando la mattina del primo giorno di questo nuovo anno ho letto il tuo nome sul display di quel cellulare. c'ho messo un po' a rendermi conto che eri tu davvero. me ne hai dette di cose. quel genere di cose che non fanno smettere di sorridere. e di nuovo ci siamo visti. una giornata di quelle che volano.
sono uscita dal tuo letto e sono tornata nella mia vita.
gennaio
febbraio
marzo
tre mesi. due volte la buonanotte. tutto qui. e, stasera, eccoti. mi sconvolgi con la furia di un uragano. sei terribile, incomprensibile. come riesco ad annullarti così tanto bene quando non ci sei e, appena decidi che è il momento di rimettermi sotto sopra, io te lo lascio fare, perché non posso impedirtelo davvero in nessun modo. mi scrivi di me e di noi, come se davvero fosse importante. come se sul serio avessi lasciato il segno. mi tiri fuori i ricordi, e mi dici di quanto ti sia rimasta dentro. ogni volta di più, riesco a sorridere di meno, però. è nostalgia, è rassegnazione. è consapevolezza che le tue promesse sono sempre le stesse: ci rivedremo. dopo mesi torni, e mi ricordi di quel giuramento sospeso. ed io ti dico: okay, vediamoci.
quando vuoi tu.
tu. tu. tu.
solo tu.
stasera mi lasci con l'amaro in bocca.
stasera mi ricordi di quanto io sia in realtà sola.
stasera rendi le lenzuola gelide.
e
il cuscino
bagnato
sabato 10 marzo 2012
0.6
Il mio cervello gioca brutti scherzi. E' una tortura dalla quale non riesco a liberarmi, e comincio anche a perdere la pazienza. Non ne posso più di vivere così, so che dovrei reagire, ma tutto il mio corpo si oppone.
Sempre
la solita
storia.
Le solite lagne, il solito vittimismo, la solita inerzia. E tengo tutto per me, perché nessuno può aiutarmi, se non io. Va sempre così: se non ho schemi pre imposti, le mie giornate si svolgono all'insegna dell'apatia. Zero voglia di fare, zero voglia di contatti umani, zero voglia di tutto. Me ne starei ore buttata sul letto a contare i respiri, mentre memorizzo la faccia del soffitto. E' .. soffocante. Ed anche quando mi sembra di stare bene, il mio cervello mi tortura. Scattano meccanismi ben radicati, che non so estirpare. Scatta la domanda fastidiosa, quella che detesto di più. Okay, stai bene. Ma stai bene quanto quella volta, quando ti eri calata di MD e ballavi come una forsennata sotto cassa?
No.
Non abbastanza, non va bene. Ricorda bene tutto: i brividi, i suoni, le luci. I corpi caldi e sudati appiccicati addosso, la testa in panne, l'eccitazione, l'euforia, l'esuberanza. Com'era facile ridere, sorridere. Com'era facile abbracciare lo sconosciuto di turno, fatti prendere per mano e farti portare lontano.
Ma io non la voglio più tutta quella merda, e allora come posso fare?
Come faccio a farmi andare a genio le persone, a voler loro bene. Come. Come posso spazzarla via, tutta questa indifferenza, questo immotivato rifiuto nei confronti degli altri. Voglio essere una persona normale anch'io, non voglio più sentirmi così diversa, distante. Voglio smetterla di farmi tutte queste domande, prendere le cose così come vengono. Perché tutti ci riescono? Perché per gli altri è così facile essere giovani e pieni di aspettative? Perché invece, puntualmente, quelli mi guardano storto, quando ci provo a dire che a me tutto questo non viene così facile?
E' straziante, mi sento dilaniata da forze troppo più grandi ed incomprensibili.
Ho la sensazione di essere destinata a fingere, per poter trovare l'affetto di qualcuno.
Sarà sempre così?
Come se non bastasse, ormai, penso che per me sia tutto perso. Che gli altri abbiano ormai già trovato i loro cardini. I loro amici più stretti, quelli a cui dedicare tutte le attenzioni.
Io, invece, in diciannove anni ho costruito una serie di legami fasulli che si sono sciolti uno dopo l'altro, ed ora mi ritrovo sola ad elemosinare saltuarie attenzioni da chi già ha chi amare.
Voglio che qualcuno riesca a leggermi negli occhi e ad arrivarmi fino al cuore. Allo stesso tempo, sono così chiusa in questa gabbia psicotica, che sento di essere la prima ad impedire ogni contatto esterno.
Ho rabbia. Tanta. Tanta. Tanta.
Sempre
la solita
storia.
Le solite lagne, il solito vittimismo, la solita inerzia. E tengo tutto per me, perché nessuno può aiutarmi, se non io. Va sempre così: se non ho schemi pre imposti, le mie giornate si svolgono all'insegna dell'apatia. Zero voglia di fare, zero voglia di contatti umani, zero voglia di tutto. Me ne starei ore buttata sul letto a contare i respiri, mentre memorizzo la faccia del soffitto. E' .. soffocante. Ed anche quando mi sembra di stare bene, il mio cervello mi tortura. Scattano meccanismi ben radicati, che non so estirpare. Scatta la domanda fastidiosa, quella che detesto di più. Okay, stai bene. Ma stai bene quanto quella volta, quando ti eri calata di MD e ballavi come una forsennata sotto cassa?
No.
Non abbastanza, non va bene. Ricorda bene tutto: i brividi, i suoni, le luci. I corpi caldi e sudati appiccicati addosso, la testa in panne, l'eccitazione, l'euforia, l'esuberanza. Com'era facile ridere, sorridere. Com'era facile abbracciare lo sconosciuto di turno, fatti prendere per mano e farti portare lontano.
Ma io non la voglio più tutta quella merda, e allora come posso fare?
Come faccio a farmi andare a genio le persone, a voler loro bene. Come. Come posso spazzarla via, tutta questa indifferenza, questo immotivato rifiuto nei confronti degli altri. Voglio essere una persona normale anch'io, non voglio più sentirmi così diversa, distante. Voglio smetterla di farmi tutte queste domande, prendere le cose così come vengono. Perché tutti ci riescono? Perché per gli altri è così facile essere giovani e pieni di aspettative? Perché invece, puntualmente, quelli mi guardano storto, quando ci provo a dire che a me tutto questo non viene così facile?
E' straziante, mi sento dilaniata da forze troppo più grandi ed incomprensibili.
Ho la sensazione di essere destinata a fingere, per poter trovare l'affetto di qualcuno.
Sarà sempre così?
Come se non bastasse, ormai, penso che per me sia tutto perso. Che gli altri abbiano ormai già trovato i loro cardini. I loro amici più stretti, quelli a cui dedicare tutte le attenzioni.
Io, invece, in diciannove anni ho costruito una serie di legami fasulli che si sono sciolti uno dopo l'altro, ed ora mi ritrovo sola ad elemosinare saltuarie attenzioni da chi già ha chi amare.
Voglio che qualcuno riesca a leggermi negli occhi e ad arrivarmi fino al cuore. Allo stesso tempo, sono così chiusa in questa gabbia psicotica, che sento di essere la prima ad impedire ogni contatto esterno.
Ho rabbia. Tanta. Tanta. Tanta.
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