.. e puntualmente torni, perché in realtà, non te ne vai mai.
l'ultima volta eravamo a gennaio, il nuovo anno era iniziato da poco. m'hai fatto arrivare il cuore in gola .. nel cervello. quando la mattina del primo giorno di questo nuovo anno ho letto il tuo nome sul display di quel cellulare. c'ho messo un po' a rendermi conto che eri tu davvero. me ne hai dette di cose. quel genere di cose che non fanno smettere di sorridere. e di nuovo ci siamo visti. una giornata di quelle che volano.
sono uscita dal tuo letto e sono tornata nella mia vita.
gennaio
febbraio
marzo
tre mesi. due volte la buonanotte. tutto qui. e, stasera, eccoti. mi sconvolgi con la furia di un uragano. sei terribile, incomprensibile. come riesco ad annullarti così tanto bene quando non ci sei e, appena decidi che è il momento di rimettermi sotto sopra, io te lo lascio fare, perché non posso impedirtelo davvero in nessun modo. mi scrivi di me e di noi, come se davvero fosse importante. come se sul serio avessi lasciato il segno. mi tiri fuori i ricordi, e mi dici di quanto ti sia rimasta dentro. ogni volta di più, riesco a sorridere di meno, però. è nostalgia, è rassegnazione. è consapevolezza che le tue promesse sono sempre le stesse: ci rivedremo. dopo mesi torni, e mi ricordi di quel giuramento sospeso. ed io ti dico: okay, vediamoci.
quando vuoi tu.
tu. tu. tu.
solo tu.
stasera mi lasci con l'amaro in bocca.
stasera mi ricordi di quanto io sia in realtà sola.
stasera rendi le lenzuola gelide.
e
il cuscino
bagnato
mercoledì 14 marzo 2012
sabato 10 marzo 2012
0.6
Il mio cervello gioca brutti scherzi. E' una tortura dalla quale non riesco a liberarmi, e comincio anche a perdere la pazienza. Non ne posso più di vivere così, so che dovrei reagire, ma tutto il mio corpo si oppone.
Sempre
la solita
storia.
Le solite lagne, il solito vittimismo, la solita inerzia. E tengo tutto per me, perché nessuno può aiutarmi, se non io. Va sempre così: se non ho schemi pre imposti, le mie giornate si svolgono all'insegna dell'apatia. Zero voglia di fare, zero voglia di contatti umani, zero voglia di tutto. Me ne starei ore buttata sul letto a contare i respiri, mentre memorizzo la faccia del soffitto. E' .. soffocante. Ed anche quando mi sembra di stare bene, il mio cervello mi tortura. Scattano meccanismi ben radicati, che non so estirpare. Scatta la domanda fastidiosa, quella che detesto di più. Okay, stai bene. Ma stai bene quanto quella volta, quando ti eri calata di MD e ballavi come una forsennata sotto cassa?
No.
Non abbastanza, non va bene. Ricorda bene tutto: i brividi, i suoni, le luci. I corpi caldi e sudati appiccicati addosso, la testa in panne, l'eccitazione, l'euforia, l'esuberanza. Com'era facile ridere, sorridere. Com'era facile abbracciare lo sconosciuto di turno, fatti prendere per mano e farti portare lontano.
Ma io non la voglio più tutta quella merda, e allora come posso fare?
Come faccio a farmi andare a genio le persone, a voler loro bene. Come. Come posso spazzarla via, tutta questa indifferenza, questo immotivato rifiuto nei confronti degli altri. Voglio essere una persona normale anch'io, non voglio più sentirmi così diversa, distante. Voglio smetterla di farmi tutte queste domande, prendere le cose così come vengono. Perché tutti ci riescono? Perché per gli altri è così facile essere giovani e pieni di aspettative? Perché invece, puntualmente, quelli mi guardano storto, quando ci provo a dire che a me tutto questo non viene così facile?
E' straziante, mi sento dilaniata da forze troppo più grandi ed incomprensibili.
Ho la sensazione di essere destinata a fingere, per poter trovare l'affetto di qualcuno.
Sarà sempre così?
Come se non bastasse, ormai, penso che per me sia tutto perso. Che gli altri abbiano ormai già trovato i loro cardini. I loro amici più stretti, quelli a cui dedicare tutte le attenzioni.
Io, invece, in diciannove anni ho costruito una serie di legami fasulli che si sono sciolti uno dopo l'altro, ed ora mi ritrovo sola ad elemosinare saltuarie attenzioni da chi già ha chi amare.
Voglio che qualcuno riesca a leggermi negli occhi e ad arrivarmi fino al cuore. Allo stesso tempo, sono così chiusa in questa gabbia psicotica, che sento di essere la prima ad impedire ogni contatto esterno.
Ho rabbia. Tanta. Tanta. Tanta.
Sempre
la solita
storia.
Le solite lagne, il solito vittimismo, la solita inerzia. E tengo tutto per me, perché nessuno può aiutarmi, se non io. Va sempre così: se non ho schemi pre imposti, le mie giornate si svolgono all'insegna dell'apatia. Zero voglia di fare, zero voglia di contatti umani, zero voglia di tutto. Me ne starei ore buttata sul letto a contare i respiri, mentre memorizzo la faccia del soffitto. E' .. soffocante. Ed anche quando mi sembra di stare bene, il mio cervello mi tortura. Scattano meccanismi ben radicati, che non so estirpare. Scatta la domanda fastidiosa, quella che detesto di più. Okay, stai bene. Ma stai bene quanto quella volta, quando ti eri calata di MD e ballavi come una forsennata sotto cassa?
No.
Non abbastanza, non va bene. Ricorda bene tutto: i brividi, i suoni, le luci. I corpi caldi e sudati appiccicati addosso, la testa in panne, l'eccitazione, l'euforia, l'esuberanza. Com'era facile ridere, sorridere. Com'era facile abbracciare lo sconosciuto di turno, fatti prendere per mano e farti portare lontano.
Ma io non la voglio più tutta quella merda, e allora come posso fare?
Come faccio a farmi andare a genio le persone, a voler loro bene. Come. Come posso spazzarla via, tutta questa indifferenza, questo immotivato rifiuto nei confronti degli altri. Voglio essere una persona normale anch'io, non voglio più sentirmi così diversa, distante. Voglio smetterla di farmi tutte queste domande, prendere le cose così come vengono. Perché tutti ci riescono? Perché per gli altri è così facile essere giovani e pieni di aspettative? Perché invece, puntualmente, quelli mi guardano storto, quando ci provo a dire che a me tutto questo non viene così facile?
E' straziante, mi sento dilaniata da forze troppo più grandi ed incomprensibili.
Ho la sensazione di essere destinata a fingere, per poter trovare l'affetto di qualcuno.
Sarà sempre così?
Come se non bastasse, ormai, penso che per me sia tutto perso. Che gli altri abbiano ormai già trovato i loro cardini. I loro amici più stretti, quelli a cui dedicare tutte le attenzioni.
Io, invece, in diciannove anni ho costruito una serie di legami fasulli che si sono sciolti uno dopo l'altro, ed ora mi ritrovo sola ad elemosinare saltuarie attenzioni da chi già ha chi amare.
Voglio che qualcuno riesca a leggermi negli occhi e ad arrivarmi fino al cuore. Allo stesso tempo, sono così chiusa in questa gabbia psicotica, che sento di essere la prima ad impedire ogni contatto esterno.
Ho rabbia. Tanta. Tanta. Tanta.
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