mercoledì 21 dicembre 2011
0.5
Mi sento male. Male nelle ossa, male da fare schifo. Marcia, con il senso di nausea in gola. Penso che in pochi abbiano avuto l'opportunità di sedere di fronte ad uno dei pochi sopravvissuti ad un campo di sterminio. Ti rendi conto di tante cose, e la maggior parte di queste, comunque non puoi capirle. Sensazioni che ti fanno a lotta nello stomaco. Nella mente provi a ricreare le immagini che ti vengono descritte, ma sono tutti sforzi inutili, sai che quel male non ha forma, se non per chi l'ha vissuto. Ti senti in colpa per come vivi, per l'inetto che sei. Hai davanti a te una persona che la vita se l'è tenuta addosso con i denti, mentre tu non fai altro che buttarne via un pezzetto al giorno. Ci ha raccontato di come hanno strappato via sua sorella da suo padre. Della disperazione di chi si lanciava contro i fili elettrici, pur di smettere di soffrire. Avrei voluto abbracciarlo così forte, quel vecchietto dal sorriso dolce, così forte da portargli via la tragedia fino all'ultima goccia, e di appiccicarmela addosso, anche solo per un giorno. Aveva solo quattordici anni. I suoi occhi hanno visto cose che nessuno dovrebbe vedere. Il suo corpo ha patito la fame e l'umiliazione. Io non voglio dimenticare quello che ho visto e sentito oggi, non vorrei farlo mai. Mi sento spregevole, perché continuo a sentirmi male ogni giorno, perché porto sempre dentro di me quella sensazione inspiegabile di mancanza. Ma cosa mi manca davvero? Io sento che mi manca l'aria, mi manca lo spirito. Mi sento un involucro vuoto, che fa passare a chiunque la voglia di riempirlo, in qualche modo. Ogni giorno arrivo alla sera, e sento che un'altra giornata è sfumata, senza che io abbia fatto nulla. Quanto ancora continuerò a buttare? Soffro, soffro, soffro. Io, io, io. Il mio dolore dovrebbe vergognarsi, di fronte ad altri dolori che lo dovrebbero rendere nullo. Perché non riesco a cambiare, perché, perché, perché.
martedì 13 dicembre 2011
0.4 ~ Perdermi non è mai stato così bello.
Mi sono emozionata.
E allora prendi la penna e scrivi. Scrivi, e fallo sapere a tutti, dillo, quanto è stato bello. Rivela, quanto è stato facile.
Inaspettato.
Inconsapevole. Quanto mi era mancato, e quante volte l'ho cercato. Troppe volte non l'ho trovato, troppe mi sono rassegnata. Il cielo non è mai stato così sfumato come oggi. Il rosa, l'arancione e l'azzurro non avevano mai creato un'armonia così perfetta. Ed il mare. Dio, il mare. Era argento vivo che danzava. Ed avevo dimenticato cosa volesse dire un respiro bloccato in gola, che non vuole andare né su, né giù. Un tremolio, che mi scuote le labbra, annunciando le vibrazioni del cuore. Il desiderio disperato di piangere. Piangere tanto da stare bene. Lubrificante per lo spirito, sale per le guance. Non ci sono riuscita, ma non importa. Sciogli il cane e corri insieme a lei. Tuffati sulla sabbia e raggiungi la riva. E sentile, quelle onde, come ti parlano. Non puoi capirle, ma ti dicono tutto, ed anche di più. L'odore della salsedine è il più dolce del mondo. Fermati; fai una foto: clic. Di quelle che nessun album fotografico, né nessuna memoria elettronica potrà mai contenere. Di quelle che finiscono ammucchiate alla rinfusa sulla scrivania che hai in mente, e che saltano fuori sempre quando cerchi altro. Perché lo sanno, che in realtà hai bisogno di loro.
Respira, e ricordati sempre che sei nata per questo. Per annusare tramonti e consumare chilometri. Per meravigliarti di fronte al mare che vedi ogni giorno, per divorare persone. Perché quella parte di te che cerchi da sempre se l'è mangiata un fiore, la culla un torrente. E tutto ciò di cui hai bisogno per recuperarla sei tu. Basterà guardarmi allo specchio, oppure riflettermi nelle onde, nella natura, per avere un po' di calore. Sono emozioni che nessuna parola potrà mai contenere, né descrivere. E sono sicura che se potessero, non sarebbero così sconvolgenti.
Amati, fallo un po' di più, stringiti forte e splendi di quella luce che solo in pochi sanno cogliere.
E se mai nessuno ci riuscirà, lascia che brilli lo stesso, perché è l'unica cosa che conti davvero.
E allora prendi la penna e scrivi. Scrivi, e fallo sapere a tutti, dillo, quanto è stato bello. Rivela, quanto è stato facile.
Inaspettato.
Inconsapevole. Quanto mi era mancato, e quante volte l'ho cercato. Troppe volte non l'ho trovato, troppe mi sono rassegnata. Il cielo non è mai stato così sfumato come oggi. Il rosa, l'arancione e l'azzurro non avevano mai creato un'armonia così perfetta. Ed il mare. Dio, il mare. Era argento vivo che danzava. Ed avevo dimenticato cosa volesse dire un respiro bloccato in gola, che non vuole andare né su, né giù. Un tremolio, che mi scuote le labbra, annunciando le vibrazioni del cuore. Il desiderio disperato di piangere. Piangere tanto da stare bene. Lubrificante per lo spirito, sale per le guance. Non ci sono riuscita, ma non importa. Sciogli il cane e corri insieme a lei. Tuffati sulla sabbia e raggiungi la riva. E sentile, quelle onde, come ti parlano. Non puoi capirle, ma ti dicono tutto, ed anche di più. L'odore della salsedine è il più dolce del mondo. Fermati; fai una foto: clic. Di quelle che nessun album fotografico, né nessuna memoria elettronica potrà mai contenere. Di quelle che finiscono ammucchiate alla rinfusa sulla scrivania che hai in mente, e che saltano fuori sempre quando cerchi altro. Perché lo sanno, che in realtà hai bisogno di loro.
Respira, e ricordati sempre che sei nata per questo. Per annusare tramonti e consumare chilometri. Per meravigliarti di fronte al mare che vedi ogni giorno, per divorare persone. Perché quella parte di te che cerchi da sempre se l'è mangiata un fiore, la culla un torrente. E tutto ciò di cui hai bisogno per recuperarla sei tu. Basterà guardarmi allo specchio, oppure riflettermi nelle onde, nella natura, per avere un po' di calore. Sono emozioni che nessuna parola potrà mai contenere, né descrivere. E sono sicura che se potessero, non sarebbero così sconvolgenti.
Amati, fallo un po' di più, stringiti forte e splendi di quella luce che solo in pochi sanno cogliere.
E se mai nessuno ci riuscirà, lascia che brilli lo stesso, perché è l'unica cosa che conti davvero.
martedì 29 novembre 2011
0.3
E' una torre pericolosa, quella sulla quale mi costruisco ogni giorno. Scelgo dei pezzi per comporre il mio edificio, li seleziono insostituibili: ognuno è la conseguenza del successivo.
L'errore - l'orrore - sta nel fatto che se crolla un frammento, non riesco a trovarne uno di ricambio, e di conseguenza rendo inutili tutti gli altri.
Mi intrappolo nelle grinfie di schemi mentali che non mi lasciano boccate d'aria, in parametri di perfezione irraggiungibili.
Il bianco. O il nero. Non conosco vie di mezzo.
"Il buongiorno si vede dal mattino", un modo di dire, che per me è ormai schiavitù.
La prima cosa che va storta, rende tutta la giornata insopportabile, come un macigno sulla schiena, pesa e mi piega. Non riesco a trovare rimedi, sono vittima del "da domani, lo giuro, farò, dirò .."
Ed è con questi pensieri in testa che mi addormento ogni notte, con la fiducia nel domani migliore.
Mi rendo conto che il domani potrebbe essere un giovedì, un martedì. Potrebbe iniziare alle 11 di mattina, come alle 9 di sera. La vita potrebbe decidere di sorridermi, e potrebbe farlo quando più ne ha voglia.
Ma per me, se non lo fa dal lunedì mattina, alle 7, nel momento in cui spengo la sveglia .. E' come se non la vedessi.
L'errore - l'orrore - sta nel fatto che se crolla un frammento, non riesco a trovarne uno di ricambio, e di conseguenza rendo inutili tutti gli altri.
Mi intrappolo nelle grinfie di schemi mentali che non mi lasciano boccate d'aria, in parametri di perfezione irraggiungibili.
Il bianco. O il nero. Non conosco vie di mezzo.
"Il buongiorno si vede dal mattino", un modo di dire, che per me è ormai schiavitù.
La prima cosa che va storta, rende tutta la giornata insopportabile, come un macigno sulla schiena, pesa e mi piega. Non riesco a trovare rimedi, sono vittima del "da domani, lo giuro, farò, dirò .."
Ed è con questi pensieri in testa che mi addormento ogni notte, con la fiducia nel domani migliore.
Mi rendo conto che il domani potrebbe essere un giovedì, un martedì. Potrebbe iniziare alle 11 di mattina, come alle 9 di sera. La vita potrebbe decidere di sorridermi, e potrebbe farlo quando più ne ha voglia.
Ma per me, se non lo fa dal lunedì mattina, alle 7, nel momento in cui spengo la sveglia .. E' come se non la vedessi.
sabato 26 novembre 2011
0.2
Sai, molti dicono che io ho un difetto: non sopporto praticamente un cazzo.
Non sopporto il week-end. Lo odio. Odio la sua assenza di orari e schemi che mi impongano di fare qualcosa. Odio il venerdì sera che mi tiene sveglia peggio delle altre notti, ché tanto il giorno dopo non c'è scuola. Odio l'apatia della mattina, quando so che non dovrei farlo, ma accendo il computer. E comincio a leggere come un'ossessa, e quella sensazione di disagio si impossessa di me.
So benissimo cosa devo fare: alzarmi da qui, farmi una doccia e mettermi a studiare. Che tra l'altro, a lungo andare questo aggeggio mi annoia anche. E me ne sto qui in attesa che accada qualcosa, qualsiasi cosa.
Una giornata iniziata con il piede sbagliato. Ero talmente nervosa che mi sono buttata il latte addosso. Mi ha dato così tanto sui nervi, che quello che ne è rimasto, l'ho fatto bere al cane. Ho fumato già parecchie sigarette, e mi sento un groppo in gola. Ho ascoltato le mie canzoni preferite.
Sento. Sento la bugia che si nasconde dietro ogni giornata. Quella forza apparente che credo essere mia, ma che in realtà mi viene imposta da forze esterne. Sopravvivi. Devi fare questo, quello e quest'altro. Devi essere di buon umore. Sprizza gioia da ogni poro, sennò ti chiedono cosa c'è che non va. Sorridi, anche se tutto ciò che vorresti fare è digrignare i denti.
Odio il fine settimana. Che qualcuno mi prenda per i capelli e mi dica cosa devo fare, mi obblighi a fare qualcosa, perché così, mi vien da soffocare.
Non sopporto il week-end. Lo odio. Odio la sua assenza di orari e schemi che mi impongano di fare qualcosa. Odio il venerdì sera che mi tiene sveglia peggio delle altre notti, ché tanto il giorno dopo non c'è scuola. Odio l'apatia della mattina, quando so che non dovrei farlo, ma accendo il computer. E comincio a leggere come un'ossessa, e quella sensazione di disagio si impossessa di me.
So benissimo cosa devo fare: alzarmi da qui, farmi una doccia e mettermi a studiare. Che tra l'altro, a lungo andare questo aggeggio mi annoia anche. E me ne sto qui in attesa che accada qualcosa, qualsiasi cosa.
Una giornata iniziata con il piede sbagliato. Ero talmente nervosa che mi sono buttata il latte addosso. Mi ha dato così tanto sui nervi, che quello che ne è rimasto, l'ho fatto bere al cane. Ho fumato già parecchie sigarette, e mi sento un groppo in gola. Ho ascoltato le mie canzoni preferite.
Sento. Sento la bugia che si nasconde dietro ogni giornata. Quella forza apparente che credo essere mia, ma che in realtà mi viene imposta da forze esterne. Sopravvivi. Devi fare questo, quello e quest'altro. Devi essere di buon umore. Sprizza gioia da ogni poro, sennò ti chiedono cosa c'è che non va. Sorridi, anche se tutto ciò che vorresti fare è digrignare i denti.
Odio il fine settimana. Che qualcuno mi prenda per i capelli e mi dica cosa devo fare, mi obblighi a fare qualcosa, perché così, mi vien da soffocare.
venerdì 25 novembre 2011
0.1
Classico imbarazzo: e adesso come inizio?
Inizio come se chiunque passi di qui, mi conoscesse da una vita.
Avevo abbandonato la scrittura, avevo perso l'ispirazione, avevo la tendenza di scarabocchiare frasi illogiche dove capitava e di tenerle solo per me. Però era già da un po' che pensavo di intrufolarmi nuovamente nel mondo dei blog, e stasera ho fatto il primo passo.
Sento la necessità di avere di nuovo un diario di bordo, una via di fuga per tutte quelle sensazioni che reprimo durante il giorno, ma che di notte, fanno sentire il loro flusso bollente nelle vene, mi fanno fremere le dita, vibrare le labbra, tremare l'anima.
Non sono stata bene. Anzi, sono stata parecchio male. Verso i primi di Agosto ho fatto una scorpacciata di psicofarmaci, ho rischiato di ammazzarmi. Volevo davvero farlo? Mistero della fede. Fatto sta che la mia vita, da quel giorno, è cambiata drasticamente.
Almeno all'inizio, sono stata debole come non mai. Crisi isteriche e molto altro, ogni giorno, giorno dopo giorno. Credevo che sarei impazzita, mi chiedevo dove volessi arrivare a forza di pugni contro il muro e graffi sulla pelle. Uscivo di casa come un'anima in pena, sfidavo lo sguardo dei passanti a reggere il vuoto del mio. Vincevo sempre.
Lentamente ho cominciato a ritirarmi su, a muovere i primi passi, a formulare i primi pensieri sani. Piccoli piani giornalieri che appuntavo su infiniti post-it e che mi appiccicavo ovunque. Esci. Sorridi. Vai a fare la spesa. Porta a spasso il cane. Mangia. Dormi. Meccanizzazione della quotidianità, ha funzionato alla grande, e la scuola a settembre ha fatto la sua parte.
Ad oggi prendo ottimi voti, mi sento una persona forte, oltre a frequentare l'ultimo anno del liceo scientifico lavoro, ho degli amici, ed ogni tanto faccio sesso con qualcuno. Bevo quando capita, rido spontaneamente, non mi drogo più. Dico la verità a mia madre, tutte le mattine ho la forza di alzarmi dal letto, pronta per affrontare una nuova giornata. Lo faccio con il sorriso, ne ho uno per chiunque.
Eppure.
Eppure certe notti il mostro conficca gli artigli nello stomaco e sembra voglia strapparmi via l'anima. Sento un dolore così innato e primitivo, tanto che riuscire a trovargli un perché è impossibile. Non so dargli un nome. Mi fa singhiozzare per ore senza pensare a niente, mi fa soffocare le urla contro il cuscino. Tremo senza chiudere occhio ed aspetto che sia giorno. Mi fa sentire l'inutilità del tutto. Mi divora pezzo per pezzo, e me lo dice chiaro e tondo, quello che io non voglio dirmi mai.
Ma a chi vuoi prendere in giro?
Inizio come se chiunque passi di qui, mi conoscesse da una vita.
Avevo abbandonato la scrittura, avevo perso l'ispirazione, avevo la tendenza di scarabocchiare frasi illogiche dove capitava e di tenerle solo per me. Però era già da un po' che pensavo di intrufolarmi nuovamente nel mondo dei blog, e stasera ho fatto il primo passo.
Sento la necessità di avere di nuovo un diario di bordo, una via di fuga per tutte quelle sensazioni che reprimo durante il giorno, ma che di notte, fanno sentire il loro flusso bollente nelle vene, mi fanno fremere le dita, vibrare le labbra, tremare l'anima.
Non sono stata bene. Anzi, sono stata parecchio male. Verso i primi di Agosto ho fatto una scorpacciata di psicofarmaci, ho rischiato di ammazzarmi. Volevo davvero farlo? Mistero della fede. Fatto sta che la mia vita, da quel giorno, è cambiata drasticamente.
Almeno all'inizio, sono stata debole come non mai. Crisi isteriche e molto altro, ogni giorno, giorno dopo giorno. Credevo che sarei impazzita, mi chiedevo dove volessi arrivare a forza di pugni contro il muro e graffi sulla pelle. Uscivo di casa come un'anima in pena, sfidavo lo sguardo dei passanti a reggere il vuoto del mio. Vincevo sempre.
Lentamente ho cominciato a ritirarmi su, a muovere i primi passi, a formulare i primi pensieri sani. Piccoli piani giornalieri che appuntavo su infiniti post-it e che mi appiccicavo ovunque. Esci. Sorridi. Vai a fare la spesa. Porta a spasso il cane. Mangia. Dormi. Meccanizzazione della quotidianità, ha funzionato alla grande, e la scuola a settembre ha fatto la sua parte.
Ad oggi prendo ottimi voti, mi sento una persona forte, oltre a frequentare l'ultimo anno del liceo scientifico lavoro, ho degli amici, ed ogni tanto faccio sesso con qualcuno. Bevo quando capita, rido spontaneamente, non mi drogo più. Dico la verità a mia madre, tutte le mattine ho la forza di alzarmi dal letto, pronta per affrontare una nuova giornata. Lo faccio con il sorriso, ne ho uno per chiunque.
Eppure.
Eppure certe notti il mostro conficca gli artigli nello stomaco e sembra voglia strapparmi via l'anima. Sento un dolore così innato e primitivo, tanto che riuscire a trovargli un perché è impossibile. Non so dargli un nome. Mi fa singhiozzare per ore senza pensare a niente, mi fa soffocare le urla contro il cuscino. Tremo senza chiudere occhio ed aspetto che sia giorno. Mi fa sentire l'inutilità del tutto. Mi divora pezzo per pezzo, e me lo dice chiaro e tondo, quello che io non voglio dirmi mai.
Ma a chi vuoi prendere in giro?
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