Classico imbarazzo: e adesso come inizio?
Inizio come se chiunque passi di qui, mi conoscesse da una vita.
Avevo abbandonato la scrittura, avevo perso l'ispirazione, avevo la tendenza di scarabocchiare frasi illogiche dove capitava e di tenerle solo per me. Però era già da un po' che pensavo di intrufolarmi nuovamente nel mondo dei blog, e stasera ho fatto il primo passo.
Sento la necessità di avere di nuovo un diario di bordo, una via di fuga per tutte quelle sensazioni che reprimo durante il giorno, ma che di notte, fanno sentire il loro flusso bollente nelle vene, mi fanno fremere le dita, vibrare le labbra, tremare l'anima.
Non sono stata bene. Anzi, sono stata parecchio male. Verso i primi di Agosto ho fatto una scorpacciata di psicofarmaci, ho rischiato di ammazzarmi. Volevo davvero farlo? Mistero della fede. Fatto sta che la mia vita, da quel giorno, è cambiata drasticamente.
Almeno all'inizio, sono stata debole come non mai. Crisi isteriche e molto altro, ogni giorno, giorno dopo giorno. Credevo che sarei impazzita, mi chiedevo dove volessi arrivare a forza di pugni contro il muro e graffi sulla pelle. Uscivo di casa come un'anima in pena, sfidavo lo sguardo dei passanti a reggere il vuoto del mio. Vincevo sempre.
Lentamente ho cominciato a ritirarmi su, a muovere i primi passi, a formulare i primi pensieri sani. Piccoli piani giornalieri che appuntavo su infiniti post-it e che mi appiccicavo ovunque. Esci. Sorridi. Vai a fare la spesa. Porta a spasso il cane. Mangia. Dormi. Meccanizzazione della quotidianità, ha funzionato alla grande, e la scuola a settembre ha fatto la sua parte.
Ad oggi prendo ottimi voti, mi sento una persona forte, oltre a frequentare l'ultimo anno del liceo scientifico lavoro, ho degli amici, ed ogni tanto faccio sesso con qualcuno. Bevo quando capita, rido spontaneamente, non mi drogo più. Dico la verità a mia madre, tutte le mattine ho la forza di alzarmi dal letto, pronta per affrontare una nuova giornata. Lo faccio con il sorriso, ne ho uno per chiunque.
Eppure.
Eppure certe notti il mostro conficca gli artigli nello stomaco e sembra voglia strapparmi via l'anima. Sento un dolore così innato e primitivo, tanto che riuscire a trovargli un perché è impossibile. Non so dargli un nome. Mi fa singhiozzare per ore senza pensare a niente, mi fa soffocare le urla contro il cuscino. Tremo senza chiudere occhio ed aspetto che sia giorno. Mi fa sentire l'inutilità del tutto. Mi divora pezzo per pezzo, e me lo dice chiaro e tondo, quello che io non voglio dirmi mai.
Ma a chi vuoi prendere in giro?
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Che noia. Non c'era niente di bello in me. Pensai. Non sono una persona molto simpatica. Eccomi in un posto dove la vita è come dovrebbe essere e io mi sento come se fossi in galera.